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L’attuale scuola, nonostante le innovazioni tecnologiche introdotte in questi anni, è sempre rimasta legata all’antico modello insegnante – alunno – libri. L’insegnante spiega la lezione a scuola e gli alunni studiano a casa sui libri.
Nell’ultimo periodo però si parla sempre più del flip teaching, una metodologia didattica “capovolta”.
La traduzione letterale del termine flipped classroom significa classe capovolta, ma naturalmente non si tratta di fare lezioni a testa in giù, il “capovolgimento” riguarda la metodologia di insegnamento e apprendimento, in cui risulta di primaria importanza l’utilizzo delle nuove tecnologie e dei nuovi mezzi di comunicazione; dove tempi e schema di lavoro sono invertiti rispetto alle tradizionali modalità.

Nel modello flipped:

– Il primo passaggio è assegnato all’insegnante che sceglie l’argomento da affrontare, carica materiali didattici di tipo diverso (testi scritti, podcast, video tutorial, simulazioni e materiale disponibile su Internet) in un ambiente virtuale della classe.
-Nel secondo passaggio vi è l’apprendimento autonomo e attivo da parte di ogni studente che avviene all’esterno delle aule scolastiche.
-Il terzo passaggio riguarda sempre lo studente che prepara domande da poter porre in classe su argomenti poco chiari o su approfondimenti.
– Il quarto passaggio avviene proprio in aula, essa diventa luogo di confronto e dibattito, e vede l’insegnante come colui che, oltre a rispiegare eventualmente gli argomenti, aiuta a rielaborare, modera e motiva la discussione
La flipped classroom produce come visto un ribaltamento dei ruoli tra insegnanti e studenti. Gli studenti sono così chiamati ad assumere maggiore autonomia e responsabilità riguardo al proprio successo formativo, mentre l’insegnante assume il compito di guidarli nel loro percorso educativo. La motivazione diventa in questo modo la chiave dell’apprendimento: lo studente può affrontare con i propri tempi gli argomenti e sa che in questo modo sta svolgendo un lavoro utile anche per gli altri.

Non esiste un’unica strategia didattica per realizzare una flipped classroom ed infatti troviamo:
Il Traditional Flipped: è il metodo più utilizzato. Gli studenti guardano un video della lezione, imparano a casa e svolgono i classici compiti in classe insieme agli altri compagni, sotto la guida del docente.
Il Flipped Mastery: è un’evoluzione del Traditional Flipped. Gli studenti lavorano individualmente, rivedono la lezione a casa e utilizzano le ore in classe per effettuare esercizi in presenza dell’insegnante che attribuisce loro una valutazione. Quando almeno l’80% degli studenti ha raggiunto una valutazione positiva, è possibile passare all’obiettivo successivo, altrimenti è necessario soffermarsi ulteriormente.
La Peer Instruction Flipped Classroom: gli studenti studiano i materiali di base forniti dal docente al di fuori della classe ed affrontano successivamente un dibatto in classe sui concettuali appresi. Il docente modera e valuta l’apprendimento.
La Problem Based Learning Flipped Classroom: consiste l’esplorazione di un problema tra gli studenti e il confronto sulle strategie risolutive. Gli studenti possono lavorare singolarmente o in team, consapevoli del fatto che le loro strategie dovranno essere discusse in classe, in una fase successiva. Il docente modera il processo valutando i progressi compiuti dagli studenti.

Vantaggi dell’e-learning a scuola:
L’e-learning aiuta a garantire pari opportunità nell’accesso all’istruzione: spesso alcuni studenti, soprattutto quelli affetti da disabilità, non hanno un accesso completo all’istruzione. Usufruire di strumenti come video-lezioni o del download di dispense e altro materiale didattico aiuta gli studenti impossibilitati, anche solo per brevi periodi, ad essere presenti in aula a non perdere la continuità dei programmi scolastici.
Consente l’accesso ad una gamma ampia ed eterogenea di materiali didattici: mentre la scuola tradizionale propone il libro come principale strumento per l’apprendimento, l’e-learning fornisce una scelta veramente molto ampia di materiali didattici, fruibili non solo in forma testuale ma anche audiovisiva.
Facilita l’apprendimento in forma condivisa: strutturare percorsi e-learning con l’utilizzo di chat, gruppi e forum può aiutare lo studente a non sentirsi solo, avendo in qualunque momento l’opportunità di interagire con gli altri studenti e anche con i docenti.

Anche gli atenei si fanno sentire on-line
Come la scuola, anche l’Università è ormai on line. I dati della Crui (la Conferenza dei rettori delle università italiane) dicono che l’80% degli iscritti, fa lezione via web.
E nel salotto di casa sostiene anche gli esami e discute la tesi di laurea.
L’Università di Milano Bicocca ha registrato, agli inizi di aprile 2020, oltre 200mila accessi sulla piattaforma Moodle (una delle due utilizzate per la didattica a distanza), con 2 milioni e mezzo di videolezioni visualizzate. A Bologna l’Alma Mater ha messo on line per i suoi 85mila studenti tutti i 3.667 insegnamenti del secondo semestre e nelle prime due settimane di stop ha permesso a 2.400 studenti di laurearsi. All’Università della Calabria si assicurano in modalità telematica lezioni, esami, lauree e tutti quei tirocini compatibili con lo smart working.